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Scena Viale del tramonto

RECENSIONE

Viale del tramonto

1950 Billy Wilder

quando Hollywood dimentica le sue stelle

Joe Gillis (William Holden), uno sceneggiatore sull’orlo della bancarotta, si rifugia in una vecchia villa di Sunset Boulevard per sfuggire ai suoi creditori.

La casa, immersa in un silenzio sospeso, appartiene in realtà a Norma Desmond (Gloria Swanson), ex diva del cinema muto che vive prigioniera del proprio passato, aggrappata all’illusione di un ritorno impossibile.

Il loro incontro segna l’inizio di una relazione ambigua, fatta di dipendenza reciproca e illusioni condivise. Ma Viale del tramonto è molto più di una storia di ossessione: è il ritratto crudele di un’industria che crea miti e poi li abbandona, e di un cambiamento, l’avvento del sonoro, che non solo ha rivoluzionato il cinema, ma ha lasciato indietro chi non ha saputo sopravvivere alla trasformazione.

Una pellicola noir che si trasforma progressivamente in tragedia. Norma Desmond diventa il simbolo di Hollywood stessa: incapace di accettare il tempo che passa, condannata a vivere nel riflesso della propria grandezza.

Un’opera lucida e spietata, che racconta non solo la fine di un’attrice, ma la fine di un’illusione.

★★★★★ — 5/5

CURIOSITÀ

  • Il titolo originale del film è Sunset Boulevard, celebre strada di Los Angeles simbolo dell’industria hollywoodiana.
  • Gloria Swanson era davvero una gigantesca diva del cinema muto, proprio come il personaggio di Norma Desmond.
  • Il maggiordomo Max è interpretato da Erich von Stroheim, storico regista del cinema muto.
  • Molti personaggi del film interpretano sé stessi.
  • Nel film c'è un cameo di Buster Keaton, leggenda assoluta del cinema muto.
  • La celebre frase finale: “Mr. DeMille, I’m ready for my close-up.” è diventata una delle battute più iconiche della storia del cinema.
  • Il film ha ottenuto 11 candidature agli Oscar vincendone 3.
“Io sono sempre grande, è il cinema ad essere diventato piccolo!”
Patrizia Catania

Patrizia Catania

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