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Il Grande Dittatore
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Il Grande Dittatore

quando la satira diventa un atto di coraggio

Alcuni film rimangono nella storia per sempre. È il caso del settimo lungometraggio del grande Charlie Chaplin: sceneggiatore, regista, musicista, produttore e interprete principale di questa pellicola.

Protagonista delle vicende è un barbiere ebreo (Charlie Chaplin) di una cittadina tedesca. La sua peculiarità? Somiglia in modo impressionante ad Adenoid Hynkel (aka Adolf Hitler, interpretato dallo stesso Chaplin), dittatore sanguinario salito al potere e promotore di una feroce campagna razzista.

Tra situazioni comiche, cospirazioni, equivoci e uno scambio rocambolesco, il barbiere si troverà a impersonare proprio il malvagio dittatore, raggiungendo l’apice con il famoso Discorso all’umanità, incentrato su libertà e uguaglianza.

Un film che, attraverso la satira, mostra il lato più ridicolo del nazismo, senza dimenticare di educare, prendendo in giro usi e personalità del tempo (come Benito Mussolini), e creando un’opera coraggiosa e senza pari.

Menzione d’onore per la scena del mappamondo, con Wagner in sottofondo, potente come poche altre. Un film imperdibile, unico, ingombrante, divertente, riflessivo, simbolico, che tenta di mettere in guardia sul marcio del mondo e sul potere distruttivo dell’intolleranza.

Non ci sono altre parole per una pellicola che riesce ancora a essere, a distanza di 86 anni, attuale ed emozionante.

★★★★★

Patrizia Catania
— paneacult

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